Parte il Risparmiometro, l’occhio digitale dell’Anagrafe Tributaria

Dito puntato tasse

Cittadini, attenti: il Risparmiometro è pronto ad iniziare il suo lavoro!

Nelle prossime settimane, il più recente sistema di verifica della situazione patrimoniale dei contribuenti escogitato dallo Stato italiano (dopo lo Spesometro e il Redditometro) si metterà in moto, ed inizierà a scandagliare in automatico tutti i conti correnti ed i depositi dei privati cittadini. L’obiettivo dichiarato è semplice quanto ovvio: portare in luce situazioni in cui non c’è coerenza tra i risparmi detenuti da un individuo (sotto forma di conti correnti o investimenti patrimoniali) e la sua dichiarazione dei redditi.

CHE COSA E’ E COME FUNZIONA IL RISPARMIOMETRO

auto guardia di finanzaTecnicamente, il Risparmiometro è uno strumento di controllo previsto dall’Agenzia delle Entrate. Tramite un algoritmo (ovvero una serie di calcoli matematici eseguiti in automatico), il sistema mira a individuare particolari situazioni nelle quali, ad esempio, i conti correnti di una persona presentano saldi positivi abbondanti e non compatibili, almeno in apparenza, con un 730 in cui si sono dichiarati redditi modesti.

Per fare ciò, il Risparmiometro analizzerà a tappeto tutti i conti correnti, i depositi, i buoni postali e gli strumenti di pagamento attivi presso le varie banche italiane: si tratta di oltre 670 milioni di contratti! Ricordiamo, al proposito, che questo fatto non rappresenta una novità: infatti, è dal 2011 (con il decreto “Salva Italia” voluto da Monti) che il Fisco ha libero accesso a tutte le informazioni bancarie dei cittadini.

Se il Risparmiometro, con le sue analisi, rileverà situazioni che sembrano far presupporre illeciti fiscali (evasione, lavoro in nero, ecc.), manderà automaticamente una segnalazione all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, che poi disporranno gli opportuni accertamenti per approfondire il caso. Se il soggetto indagato, a quel punto, non sarà in grado di fornire motivazioni convincenti, scatteranno le sanzioni previste.

IL RISPARMIOMETRO E’ UN SISTEMA PREDITTIVO

Tra coloro che nei mesi scorsi hanno aspramente criticato l’adozione del Risparmiometro, il principale elemento di discussione è il carattere “predittivo” dello strumento. Infatti, per sua natura, l’algoritmo avrà soltanto il compito di individuare casi “potenzialmente sospetti”, senza alcuna certezza che si tratti effettivamente di una frode fiscale. In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’onere della prova sarà poi totalmente a carico del contribuente, che dovrà essere in grado di giustificare i motivi per i quali si è verificato un divario significativo tra i propri averi, le proprie spese e le dichiarazioni dei redditi presentate: operazione che, a distanza, di qualche anno, potrebbe rivelarsi tutt’altro che agevole.

COME DIFENDERSI DAL RISPARMIOMETRO

Ci sono comportamenti che si possono suggerire o, al contrario, sconsigliare per tutelarsi dall’operato del risparmiometro?

Certamente, la movimentazione del conto corrente sarà l’obiettivo primario dell’occhio digitale del Risparmiometro. Un conto di famiglia sul quale siano accreditati gli stipendi e che non presenti alcun movimento in uscita desterà sospetti poiché farà presumere l’esistenza di altri redditi derivanti da attività svolte in nero. Allo stesso modo, frequenti operazioni di denaro contante per importi rilevanti, non giustificate dal tipo di attività professionale svolta, saranno un campanello d’allarme sul quale il Risparmiometro si attiverà con molta probabilità.

Pertanto, in questi casi sarà opportuno avere sempre documentazione ufficiale scritta che giustifichi tali comportamenti; documentazione che verrà utile, in caso di controlli da parte dell’Anagrafe Tributaria, anche per ricostruire i fatti a distanza di tempo, senza incorrere in pericolose amnesie.

Stesso discorso può valere, ad esempio, in caso di cospicue eredità, che consentano a qualcuno di vivere per anni senza lavorare (e dunque senza dichiarare redditi). E’ facile, in questo caso, che il Risparmiometro segnali la situazione all’Agenzia delle Entrate, la quale promuoverà un’indagine nei confronti del beneficiario dell’eredità: per fortuna, in tali situazioni è semplice dimostrare di essere stati nominati eredi, e dunque l’accertamento si concluderà senza conseguenze. Potrebbe essere più complesso il caso di donazioni ricevute in vita, se queste non siano accompagnate da un atto pubblico che ne attesti la consistenza patrimoniale e la provenienza.

 

 



     

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