PIR molti, ma non PIR tutti…


La Legge di Bilancio 2017 ha introdotto nell’ordinamento italiano i PIR, Piani Individuali di Risparmio. Lo scopo dei PIR è quello di favorire l’afflusso di capitali privati verso le imprese italiane, soprattutto quelle più piccole che spesso non hanno accesso a forme alternative di finanziamento. Una soluzione analoga è già in essere da diversi anni con buoni risultati in Francia, dove sono operativi i “Plan d’Epargne en Actions”, ed in Inghilterra, con gli “Individual Saving Account”. Il vantaggio, per l’investitore che deciderà di aderire ad un PIR, risiede nell’esenzione fiscale sui guadagni realizzati con tale strumento, purché venga rispettato l’impegno di mantenere l’investimento per almeno 5 anni (ma non vi sono limiti massimi alla detenzione).

CHE COSA SONO I PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO (PIR)

Il comma 12 dell’articolo 18 della Legge di Bilancio contiene la definizione dei Piani Individuali di Risparmio: “tali piani si costituiscono mediante la destinazione di somme o valori con lo scopo di effettuare investimenti qualificati mediante l’apertura di un rapporto di custodia o di amministrazione, anche fiduciaria, o di gestione di portafogli o di altro stabile rapporto, con opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato, o di un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, instaurato con operatori professionali.”

Tradotto in parole più semplici, il PIR è una sorta di “contenitore”, gestito da società di gestione del risparmio o compagnie di assicurazione, entro il quale devono essere collocati strumenti finanziari che rispettino i requisiti imposti dalla legge, ovvero:

  • almeno il 70% del capitale del PIR deve essere investito in azioni ed obbligazioni di aziende italiane quotate e non quotate (oppure di società europee “aventi una stabile organizzazione in Italia”), che svolgano attività diverse dall’immobiliare;
  • almeno il 30% di quel 70% deve essere destinato ad aziende che non facciano parte del principale indice di Borsa italiano, il FTSE MIB, o di equivalenti indici azionari mondiali. In altre parole, almeno il 21% del valore del PIR dovrà essere destinato ad acquistare strumenti finanziari emessi dalle cosiddette PMI (Piccole e Medie Imprese);
  • ogni emittente non potrà avere un peso superiore al 10% del totale degli attivi del PIR, garantendo in tal modo una buona diversificazione di portafoglio.

E’ evidente che, pur nel rispetto delle limitazioni sopra indicate, potranno nascere PIR molto diversi tra loro, per cui sarà importante analizzare con attenzione (magari con l’aiuto di un consulente se non si è esperti) le caratteristiche dei vari prodotti prima di sottoscriverli. Bisognerà considerare, soprattutto, la ripartizione del capitale del PIR tra azioni ed obbligazioni, e valutare di conseguenza quale potrà essere la variabilità dei prezzi dello strumento e quali rendimenti ci si potrà attendere dall’investimento.

I VANTAGGI PER L’INVESTITORE

Ora che abbiamo chiarito che cosa è un Piano Individuale di Risparmio, vediamo perché un investitore dovrebbe sottoscrivere un PIR.

Come detto in precedenza, l’aspetto più interessante risiede nell’esenzione fiscale dei guadagni conseguiti con l’investimento in un PIR. Considerando che, ad oggi, i redditi di capitale ed i redditi diversi vengono tassati al 26% (con l’eccezione dei titoli di stato o similari, tassati al 12,5%), il vantaggio potrebbe tradursi in un risparmio fiscale da non trascurare. Ovviamente, non è possibile quantificare in anticipo il beneficio, che dipenderà dall’andamento dei mercati finanziari, dall’abilità dei gestori dei PIR nel selezionare i titoli da inserire nel portafoglio del “contenitore” e dalle commissioni che verranno applicate.

Per poter godere dell’esenzione fiscale sui guadagni, l’investitore dovrà come detto detenere il PIR senza soluzione di continuità per almeno 5 anni. Ogni individuo potrà sottoscrivere un solo Piano Individuale di Risparmio, versando un massimo di 30.000 euro all’anno per 5 anni (quindi c’è un tetto di 150.000 euro all’investimento). Se c’è un periodo temporale minimo per beneficiare del vantaggio fiscale, non è invece previsto alcun limite massimo, ed il sottoscrittore potrà rimanere investito nel PIR per tutto il tempo desiderato, continuando a mantenere il diritto a non pagare imposte sui guadagni maturati (anche su eventuali prelievi parziali che verranno effettuati negli anni).

A CHI E’ ADATTO IL PIANO INDIVIDUALE DI RISPARMIO?

In uno Stato in cui i cittadini lavorano ogni anno fino a metà giugno per pagare imposte e tasse (leggi l’articolo sul “Giorno della liberazione fiscale 2017”), la sola esistenza di un prodotto che prevede l’esenzione fiscale sui guadagni dovrebbe essere uno stimolo sufficiente per correre in massa a sottoscrivere un PIR. Tuttavia, senza farsi prendere da facili entusiasmi, è opportuno valutare pro e contro prima di decidere se si tratta di uno strumento adatto al nostro portafoglio di investimenti.

In generale, bisogna rpesi indice msci worldicordare che l’investitore cade talvolta più o meno inconsapevolmente nel cosiddetto “home country bias” (che potremmo liberamente tradurre in “inclinazione verso le cose di casa”): tende cioè a privilegiare gli investimenti in strumenti finanziari del mercato italiano, che si ritiene di conoscere meglio o dei quali si è almeno sentito parlare. Tale scelta si rivela il più delle volte sbagliata, perché porta ad avere il rischio del portafoglio troppo concentrato su un unico fattore, l’Italia appunto. La tabella a fianco evidenzia, ad esempio, il peso del mercato azionario italiano nel principale indice azionario mondiale, il MSCI World: meno dell’1%. Ogni investimento in azioni italiane nel proprio portafoglio che superi quel valore significa assegnare all’Italia una importanza maggiore di quella che il mercato riconosce alla nostra economia.

A questo punto, è necessario ricordare che il PIR va nella stessa direzione, ovvero investe la maggior parte del proprio capitale in società italiane: sottoscrivere un Piano Individuale di Investimento significa aggiungere “rischio Italia” in portafoglio. Allo stesso tempo, è corretto evidenziare che è un rischio in parte diverso da quello tradizionalmente assunto da molti investitori, dato che il capitale raccolto sarà destinato anche a piccole e medie imprese raramente presenti nei dossier titoli (sarà ridotta, ad esempio, l’esposizione al settore finanziario, che invece ha un peso importante nel nostro listino borsistico).

Il gestore del Piano Individuale di Risparmio, inoltre, dovrebbe essere in grado di scegliere di volta in volta le migliori opportunità di investimento, ed in questo senso il PIR può essere un ottimo sostituto dell’investimento azionario “fai da te”, che sempre più spesso miete vittime tra i piccoli investitori, ormai disorientati tra speranze disilluse, norme sempre più stringenti, andamenti irrazionali delle quotazioni, aumenti di capitale insostenibili, dividendi annullati e via dicendo… Le quotazioni delle principali azioni italiane dimostrano che comportarsi da “cassettista” non è più una scelta remunerativa: un PIR ad elevata componente azionaria, con il suo beneficio fiscale, potrebbe essere lo stimolo da tanto tempo atteso per decidere di liquidare le singole azioni detenute e far confluire il ricavo nel nuovo strumento, che garantirà una gestione più puntuale e dinamica, un vantaggio fiscale di lungo periodo e, soprattutto, meno preoccupazioni grazie alla buona diversificazione garantita dal portafoglio. Lo stesso PIR potrà essere considerato anche per sostituire un tradizionale fondo azionario sull’Italia: si manterrà l’esposizione al rischio del mercato italiano, ma sui profitti si avrà la soddisfazione di non pagare alcuna imposta.

A questo punto, se sei incuriosito dalla possibilità di sottoscrivere un PIR e vuoi valutare le proposte offerte dal mercato, o hai bisogno di ulteriori informazioni sul nuovo strumento, aspetto le tue domande!

 

     

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