Capitale garantito al 100%… o quasi.

risparmi in cassaforte

“Sai Edoardo, sto pensando di cambiare banca, perché un famoso istituto bancario mi ha proposto un investimento molto interessante, un prodotto che investe su vari mercati e, insieme all’obiettivo di una moderata crescita, garantisce il capitale al 100% dopo 5 anni“. La frase del cliente giunge improvvisa come un lampo, seguita dal tuono che, nell’occasione, è rappresentato dal rumore della penna che mi cade di mano sulla scrivania.

Accidenti, sto pensando, mi documento ogni giorno con attenzione, eppure non mi risulta che vi siano sul mercato dei prodotti con questo livello di garanzia, cioè con capitale totalmente garantito. In questo periodo di tassi di interesse ai minimi storici (leggi un articolo a proposito di questo) come è possibile per qualcuno riuscire ad offrire la garanzia del capitale al 100% mantenendo al contempo una esposizione ai mercati che possa offrire rendimenti interessanti se le cose vanno bene? Voglio subito capirne di più, perché se davvero esiste uno strumento finanziario con queste caratteristiche forse sarei il primo a sottoscriverlo… “Roberto – dico al cliente -, per favore potresti farmi sapere il nome di ciò che ti è stato proposto? Così lo analizzo, e ti prometto che ti do un giudizio oggettivo sulle sue qualità, anzi ti invoglierò a sottoscriverlo se ne vale la pena”.

Poco più tardi l’iPad squilla, è arrivata una mail. E’ il volantino del prodotto, che Roberto mi ha prontamente inviato con la sua consueta cortesia. Scorro velocemente il testo, salto parole come “protezione del 100%”, “tecniche di copertura del rischio”, “valore protetto” ed ecco che, al fondo della pagina, si manifesta davanti ai miei occhi la frase che non avrei voluto leggere: “l’obiettivo di protezione non costituisce garanzia di restituzione del capitale investito“. Bingo. In parole semplici, il prodotto suggerito dall’altra banca al mio cliente non offre una reale garanzia sul 100% del capitale, bensì prevede un impegno del gestore ad investire in modo tale da minimizzare il rischio che, alla scadenza, l’importo rimborsato sia inferiore a quello versato. Non c’è scritto da nessuna parte che Roberto, tra 5 anni, potrà andare in banca a lamentarsi nel caso in cui il suo patrimonio si sia ridotto…

Questo significa che ritengo lo strumento in questione una soluzione di investimento di modesta qualità? No, non voglio dire questo. Quello che trovo di qualità modesta è la modalità con la quale il fondo viene proposto alla clientela da qualche operatore finanziario che, probabilmente, deve rispettare un budget di vendita assegnatogli dalla sua direzione (una prassi purtroppo sempre più diffusa tra certi operatori finanziari) e pertanto si fa prendere un po’ la mano, tacendo le reali caratteristiche dell’investimento e sfruttando l’ambiguità tra parole dal significato simile.

Strumenti come il fondo che è stato proposto a Roberto sono molto diffusi sul mercato (e non è mia intenzione darne una valutazione in questa sede). Il loro funzionamento, nelle linee generali, è piuttosto semplice: di solito si tratta di prodotti con una scadenza prefissata, nei quali la maggior parte del capitale viene destinata ad investimenti obbligazionari con profilo di rischio medio/basso, che hanno lo scopo di fornire un flusso cedolare costante con il quale il gestore potrà acquistare attività finanziarie potenzialmente più redditizie, sebbene più volatili nel loro andamento. Le obbligazioni inserite nel portafoglio del fondo verranno acquistate tra quelle con una scadenza prossima alla data di efficacia della “promessa di garanzia del capitale” (nel caso in oggetto, 5 anni), così da poterne stimare il valore in corrispondenza della data ultima di esistenza del fondo. Senza voler mettere in discussione le capacità del gestore e l’affidabilità dei modelli di gestione implementati, sarà già chiaro a molti tra voi che eventuali turbolenze di mercato che, in prossimità della scadenza del fondo, causino vistosi cali dei prezzi (o, peggio ancora, le difficoltà finanziarie di qualche emittente) potrebbero mettere a rischio il rimborso del 100% del capitale investito.

Tutte le informazioni sopra riportate vengono esplicitate obbligatoriamente nel Kiid (“Key Investor Informations Document”, cioè documento che contiene informazioni importanti per l’investitore), che è un po’ il bugiardino dei prodotti finanziari: tale documento deve essere  consegnato prima di ogni decisione di investimento. In quello stesso documento, tra l’altro, viene indicato anche il grado di rischio stimato per il prodotto, su una scala che va da 1 a 7 (prevista dalle normative europee). Nel caso del fondo di cui stiamo parlando, il profilo di rischio è quello riportato nell’immagine accanto: livello 4 su 7. Un valore che sarebbe decisamente troppo elevato in presenza di uno strumento finanziario con la garanzia sul 100% del patrimonio…

Ora, io non so se Roberto deciderà di sottoscrivere ugualmente il prodotto. Però sono contento che mi abbia riconfermato la sua fiducia accettando di farmi analizzare il fondo per avere un mio parere, e sono soddisfatto di avergli potuto chiarire meglio le idee sul reale funzionamento di questo investimento.

E tu, pensi di avere in portafoglio qualche strumento di cui non sei sicuro di conoscere il funzionamento? Scrivimi una mail a info@capireperinvestire.it , e ti fornirò un parere oggettivo sui pregi e sui difetti del prodotto.

 

     

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