Il litio sarà l’oro del nuovo millennio? 1


Il mondo dell’automobile è alle porte di una rivoluzione epocale. Il motore a gasolio sembra avere gli anni contati, e la recente sentenza della Corte Amministrativa federale tedesca a favore delle città che intendono bandire la circolazione dei veicoli diesel ne è la più recente dimostrazione. Le principali case automobilistiche hanno preso coscienza che il futuro è ibrido ed elettrico, e si stanno quindi attrezzando per recuperare il tempo perduto rispetto al loro principale concorrente, Tesla, che per anni ha operato in un regime quasi monopolistico nel settore delle vetture elettriche. Toyota ha di recente annunciato la scomparsa dal listino di molti modelli motorizzati con propulsori diesel, e i più importanti marchi automobilistici hanno già in commercio veicoli con motori alimentati con energie alternative ai combustibili fossili.

E’ INIZIATA LA CORSA AL LITIO?

Come conseguenza di questo mutamento industriale, si sta assistendo all’inizio di una corsa ad accaparrarsi la materia prima fondamentale per la produzione di auto elettriche: il litio, prezioso metallo necessario per la costruzione delle batterie. Un recente articolo sul Financial Times sottolineava la preoccupazione, che riguarda alcune alcune Case automobilistiche, per il timore di non poter fare affidamento su forniture stabili e continuative negli anni di tale materia prima. Perciò ogni produttore sta cercando di siglare accordi con i gestori delle miniere di litio, così da anticipare la concorrenza e poter sviluppare i propri progetti di vetture a propulsione elettrica o ibrida senza temere impreviste interruzioni nelle forniture. Il costruttore giapponese Toyota è andato addirittura oltre, investendo 224 milioni di dollari per rilevare il 15% delle quote di Orocobre, una società australiana che controlla una delle più grandi miniere di litio in Argentina.

SOLACTIVE BATTERY ENERGY STORAGE, L’INDICE CHE MISURA LE PERFORMANCE DEI PRODUTTORI DI BATTERIE

Sulla scorta dei vigorosi sviluppi in atto nel mondo dell’auto elettrica è stato creato un indice di mercato, il Solactive Battery Energy Storage Performance Index, che replica l’andamento delle quotazioni dei principali operatori coinvolti nella produzione di batterie per il settore automotive: estrattori di litio, società chimiche, produttori di batterie, ecc. L’indice comprende circa 20 società, scelte tra i principali attori mondiali di questa attività; le azioni di ogni società hanno lo stesso peso all’interno dell’indice, e ogni giorno avviene un ribilanciamento per mantenere questo equilibrio ed evitare concentrazioni indesiderate dei rischi dovute a particolari movimenti di mercato.

COME SI PUO’ INVESTIRE IN QUESTO SETTORE?

L’esistenza di questo indice, in grado di misurare la performance del settore della produzione di batterie per auto elettriche, consente di realizzare strumenti finanziari che permettono di investire in tale attività, che ha tutte le caratteristiche per diventare un segmento merceologico di punta. In particolare, in Italia è disponibile un certificato di investimento che replica l’andamento dell’indice Solactive Battery Energy Storage. Si tratta del “Tracker Certificate Battery Energy Storage“, un certificato emesso dalla banca svizzera Vontobel (codice ISIN:DE000VN9DES6), con scadenza a dicembre 2022 (ma il certificato è quotato in Borsa e può essere scambiato ogni giorno). Questo certificato, di tipo tracker, replica in maniera fedele l’andamento dell’indice sottostante, convertendo però in euro le performance: ciò significa che le variazioni del cambio euro/dollaro incideranno sul risultato complessivo dell’investimento (se non sei pratico dell’influenza del cambio sui tuoi investimenti, dovresti leggere questo articolo).

CONVIENE INVESTIRE NEL SETTORE DEL LITIO E DELLE BATTERIE PER AUTO ELETTRICHE?

A questo punto, qualcuno potrebbe domandarsi: “perché dovrei investire in questo settore?”. Per la risposta, ti rimando alla lettura di un altro articolo del mio blog, che puoi leggere cliccando qui. Scoprirai così che il mondo della finanza e dell’economia, proprio come quello dell’automobile, è coinvolto in una trasformazione epocale in rapida evoluzione, che ci obbliga ad osservare il futuro in modo diverso da come abbiamo fatto fino ad oggi, per non rischiare di venire esclusi dalle sorgenti di guadagno che avremo a disposizione nei prossimi decenni.

richiesta litio

Aumento stimato delle forniture di litio.

Nell’ambito del settore automotive, accantonati per ora progetti alternativi come il motore ad idrogeno, è unanime lo sforzo dei grandi costruttori ad investire nella ricerca per la realizzazione di propulsori alimentati a batterie. Non si sa ancora dire chi riuscirà a costruire il motore elettrico più efficiente o più economico, ma sembra ormai assodato il fatto che tutti avranno bisogno di litio per produrre il “carburante” del futuro prossimo. Certamente c’è anche chi sta studiando progetti per batterie prodotte con elementi chimici differenti (ad esempio il sodio), che però richiederanno comunque molti anni per essere portati a compimento. Nel frattempo, gli analisti di Morningstar hanno stimato una crescita impetuosa delle vendite di auto elettriche (dalle 300.000 unità attuali ai circa 11 milioni del 2025): questo significherebbe un incremento continuo della domanda di litio pari al 16% annuo per i prossimi 10 anni,  «una crescita più veloce di ogni altra materia prima nel secolo passato».

     

Se ti è piaciuto, condividi! Grazie.
  • 4
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Il litio sarà l’oro del nuovo millennio?

  • Ermanno Martini

    L’estrazione del litio e la produzione delle batterie comportano un consumo di 5-6 t per ogni kWh di potenza del motore. Anche le ricariche consumerebbero un’energia elettrica proveniente dal 30 al 100% da combustibili fossili, produttori di CO2. I giacimenti di litio sono in america latina (grandi laghi salati e deserto di Atacama) Afghanistan, Africa (Congo), Australia. Non il massimo della stabilità politica.