Rischio e opportunità: due facce della stessa medaglia

rischio e opportunità

In risposta ad un post che ho pubblicato sulla mia pagina Facebook, il mio caro amico Alessandro mi ha chiesto: “ma esiste ancora un investimento sicuro?”. E, ad essere sincero, come potete immaginare è una domanda che mi viene fatta spesso.

Di solito, a chi mi chiede questa cosa tendo a rispondere ponendo a mia volta una domanda: “Che cos’è, per te, la sicurezza? E quali sono i rischi dai quali vuoi rifuggire?”. La reazione del mio interlocutore, il più delle volte, mi fa capire che non ci si è mai interrogati seriamente su questi aspetti: la ricerca di una non meglio definita sicurezza è soltanto una reazione istintiva – comprensibile – alle paure che ciascuno di noi ha in diversi ambiti, compreso quello finanziario.

IL RISCHIO FINANZIARIO: E’ SOLO UNA QUESTIONE DI PERDITE?

Lo scorso anno, la Consob (Commissione Italiana per le Società e la Borsa) ha pubblicato i risultati di una indagine compiuta tra gli italiani a proposito del loro rapporto con la finanza e gli investimenti. Tra le tante domande, vi era anche la seguente: “che cosa intendi per rischio finanziario?“. Il grafico seguente riporta le risposte fornite al sondaggio:

Per un italiano su due, il rischio finanziario è la possibilità di registrare perdite; seguono, in ordine di importanza, la variabilità dei rendimenti, l’ottenimento di performance inferiori a quelle attese, l’esposizione ai trend di mercato, le frodi e i rischi connessi alla liquidità (cioè alla negoziabilità in tempi brevi ed a costi contenuti) degli strumenti finanziari.

Meno di un italiano su dieci, invece, ritiene che il vero rischio risieda nella difficoltà di comprendere e monitorare gli investimenti, oppure nella errata interpretazione delle informazioni finanziarie. Due aspetti che, a mio modo di vedere, sono invece fondamentali per una corretta gestione dei propri risparmi e per non incorrere in brutte sorprese nel corso del tempo.

NON INVESTIRE IN QUEL CHE NON CAPISCI

Un vecchio proverbio sempre attuale recita: “non investire in quello che non riesci a capire”.

Abbiamo già affrontato in passato il tema della scarsa educazione finanziaria dell’Italia, sempre agli ultimi posti delle classifiche che valutano le competenze in materia (leggi l’articolo qui). Dall’indagine emerge che due terzi degli intervistati ritengono di avere una capacità nella media o superiore alla media nel prendere decisioni di investimento e nel comprendere il funzionamento degli strumenti finanziari e delle regole di asset allocation. Alcune domande “di verifica”, però, sono sufficienti a dimostrare il contrario, come evidenziato nel grafico sottostante:

Alla domanda “in che cosa investiresti il tuo denaro?”, la risposta più frequente è “solo in attività a basso rischio ed a rendimento elevato”. Già, come non averci pensato prima! In effetti, è così semplice individuare strumenti finanziari che associano una performance eccezionale all’assenza di rischio…

Scherzi a parte, una risposta del genere è preoccupante, perché denota la mancanza di informazioni basilari nel bagaglio culturale di molte persone che scelgono di gestire in autonomia i propri risparmi. Sempre nel grafico precedente si può constatare che la risposta più corretta da dare (“in molti strumenti finanziari decorrelati tra loro”) è stata fornita solo dal 5% del campione statistico considerato.

IL RISCHIO E’ UN’OPPORTUNITA’!

Tornando alla domanda di apertura, è necessario dunque definire che cosa ciascun investitore intende per sicurezza, per poter scegliere la soluzione di investimento più indicata per lui. Per qualcuno la sicurezza equivarrà a non scendere mai sotto il valore iniziale investito, per qualcun altro sarà la ragionevole certezza di raggiungere un obiettivo prefissato di rendimento entro un dato periodo, per qualcun altro ancora vorrà dire ottenere un rendimento maggiore dell’inflazione proteggendo così il potere d’acquisto del suo denaro, oppure avere un flusso cedolare costante per far fronte alle spese quotidiane, e via dicendo.

In tutti i casi, non si può prescindere dalla regola finanziaria secondo la quale “a maggior rendimento corrisponde maggior rischio” (con buona pace di quel 30% citato in precedenza che crede di aver trovato la ricetta miracolosa…). E’ importante ricordare, però, che il rischio non ha per forza una accezione negativa: il rischio è la distribuzione dei possibili scostamenti rispetto alle attese dovuti a fattori di incerta manifestazione. Assumersi più rischi in un investimento, quindi, significa accettare una maggior probabilità che i prezzi dell’attività finanziaria scelta si discostino dall’andamento atteso, nel bene o nel male. Siamo noi che tendiamo ad associare al concetto di rischio un pensiero negativo, che spesso ci condiziona nelle scelte in maniera fuorviante.

ESISTE DAVVERO L’INVESTIMENTO PRIVO DI RISCHIO?

D’altronde, in finanza (come in molti altri ambiti) l’attività totalmente priva di rischio non esiste, sebbene molti siano convinti del contrario. Molte persone credono, ad esempio, che lasciare i soldi sul conto corrente, sebbene privo di remunerazione, sia una soluzione che li garantisce da ogni pericolo di perdita in conto capitale. Evidentemente, essi trascurano di considerare gli effetti dell’inflazione, che giorno dopo giorno erode parte del potere di acquisto del loro patrimonio, rappresentando di fatto un impoverimento dell’investitore. Senza contare le recenti norme sul bail in, che hanno introdotto un elemento di forte incertezza anche per i correntisti che, in determinati casi, rischiano di vedersi le somme depositate intaccate da prelievi forzosi finalizzati al salvataggio di banche in difficoltà.

In conclusione, per rispondere al mio amico Alessandro: sì, l’investimento sicuro esiste, anzi ne esiste più di uno. Bisogna però saper scegliere quello che è adatto a ciascuno di noi, in base alle sicurezze che vogliamo avere rispetto ai nostri soldi ed agli obiettivi che ci poniamo, purché questi siano coerenti con il profilo di rischio scelto per l’investimento (per chi non l’avesse capito, i titoli a basso rischio ed alto rendimento evocati da molti nel sondaggio della Consob citato in precedenza non esistono…).

Alcune regole fondamentali, quali la diversificazione, la trasparenza, il monitoraggio delle posizioni saranno di aiuto per costruire portafogli di investimento adatti a soddisfare le esigenze dei risparmiatori, evitando che essi cadano nelle trappole della mente umana , che molte volte fa prendere decisioni errate sulla scorta di esperienze passate.

Ti saluto con un simpatico video che parla proprio di questo:

     

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