Donne: riprendetevi ciò che vi spetta!

donne e denaro

La banca svizzera Ubs ha pubblicato una interessante ricerca sulla gestione del denaro e della ricchezza personale da parte delle donne. Lo studio è stato condotto prevalentemente in America, ma i risultati sono certamente veritieri anche per le donne del Vecchio Continente. Alcuni dati emersi meritano una riflessione.

IN PASSATO LA FINANZA ERA UN AFFARE PER UOMINI, MA OGGI?

Storicamente, l’amministrazione del patrimonio è sempre stato affare prettamente maschile (e, a pensarci bene, l’etimologia del termine conferma questa tendenza: patris munus, dovere del padre). Oggi, però, le moderne “rivoluzioni sociali” dovrebbe far riflettere le donne sull’opportunità di non delegare sempre e comunque: è nel loro interesse, e rinviare questo cambiamento potrebbe avere effetti negativi in futuro.

Ci sono due trend demografici in atto che suggeriscono al gentil sesso di prendere maggior coscienza degli averi familiari. Da un lato, la vita media si allunga: le donne vivranno di più, e soprattutto vivranno sempre più a lungo degli uomini. Dall’altro lato, un matrimonio su due ormai è statisticamente destinato al fallimento (il che, fateci caso, è una questione connessa proprio con la longevità: la prospettiva di una vita infelice, se destinata a prolungarsi nel tempo, è meno sopportabile…). Ne consegue che 8 donne su 10, prima o poi, saranno le uniche responsabili del loro destino finanziario. Otto su dieci.

LE DONNE NON PERCEPISCONO I POTENZIALI RISCHI

Lo studio fornisce un primo dato fondamentale: in generale, le donne non sono coscienti dei rischi che corrono disinteressandosi alle questioni finanziarie. Soltanto il 18% del campione si è detto in qualche modo preoccupato delle conseguenze da affrontare nel momento in cui venisse a mancare il supporto del marito nelle decisioni economiche. La cosa curiosa, inoltre, è che le donne più giovani (le cosiddette “millennials“), pur avendo una maggior percezione della necessità di dover fare qualcosa rispetto alle generazioni precedenti, sono coloro che più delegano al marito le scelte finanziarie. Insomma, dovrei ma non ho voglia. Perché? “Incompetenza” è la loro risposta.

“Mi sento come se io ed i miei figli fossimo soli contro il mondo intero. E’ terrificante. Sono stata colta di sorpresa dalla morte di mio marito… non ho avuto tempo di pianificare nulla.” (Mary, vedova)

Sei donne su dieci dichiarano infatti di non sapere da dove incominciare ad approcciare il mondo della gestione del denaro, il 66% del campione ritiene che la finanza sia un tema troppo complicato. 85 donne sposate su 100, addirittura, sostengono che il marito ne sa di più di loro in tema di investimenti (il che è plausibile, dato che loro hanno sempre rinunciato ad avvicinarsi in qualche modo alla materia…).

Se ciò non bastasse, anche il comportamento delle donne che si dichiarano coinvolte nella gestione del patrimonio non è ottimale: alcune tra loro, in realtà, si occupano soltanto di questioni marginali, senza intervenire nelle decisioni davvero rilevanti per il futuro economico del nucleo familiare e dei suoi componenti. Il risultato è che 8 donne su 10 si dicono nel complesso soddisfatte del loro ruolo nelle decisioni finanziarie, ma sono davvero poche quelle che dovrebbero esserlo…

OGNI LUNGO PERCORSO INIZIA CON UN PICCOLO PASSO

Mi rivolgo allora al gentil sesso, ed in particolar modo alle donne che si riconoscono in questa ricerca: non pensate che sia giunto il momento di cambiare? Che valga la pena iniziare ad interessarsi alle vicende finanziarie della propria famiglia? Siete tra coloro che in qualche modo contribuiscono alle decisioni finanziarie del nucleo familiare, oppure delegate in toto le scelte a qualcun altro? Siete coscienti dei rischi di fronte ai quali potreste trovarvi in caso di eventi negativi inattesi nella vostra vita?

Il mondo della finanza, è vero, può sembrare complesso, ma spesso non è così. Partendo da zero, con pochi piccoli progressi si può ottenere un enorme risultato in termini di ottimizzazione della propria situazione patrimoniale. Penso, ad esempio, alla scelta delle coperture assicurative per le esigenze primarie dell’individuo, alla conoscenza di quale sarà il reddito ottenibile una volta in pensione, alla pianificazione successoria in caso di premorienza del coniuge. Si tratta di questioni piuttosto semplici da comprendere e che prevedono soluzioni ancor più semplici da mettere in atto.

Basta un po’ di buona volontà.

“Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo.” (A. Einstein)

Se volete leggere l’intera ricerca, la potete trovare qui.

     

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