Commissioni di performance senza performance? Qualche banca le pretende…


Retribuire un lavoro ben fatto è una prassi condivisibile, in qualunque settore e attività. Pagare due volte qualcuno che non ha mantenuto fede fino in fondo alle proprie promesse, invece, è quanto meno opinabile. Eppure, molti investitori – informati in maniera insufficiente per colpe proprie o di chi li consiglia – si trovano proprio in questa scomoda situazione, che pure richiederebbe poco per essere sanata, come vedremo in seguito.

COMMISSIONI DI PERFORMANCE: COSA SONO E COME FUNZIONANO

Sto parlando delle cosiddette commissioni di performance (performance fees  in inglese), che molti strumenti finanziari prevedono nel loro regolamento di funzionamento. O, per meglio dire, sto parlando di una particolare modalità di applicazione delle stesse commissioni di performance. Come sempre, infatti, in finanza non ci sono soluzioni buone o cattive per definizione: dipende tutto dal loro utilizzo.

Le commissioni di performance sono nate con un intento apprezzabile, quello di allineare l’interesse del gestore dell’investimento a quello del cliente. Il ragionamento sottostante è semplice: il gestore di portafoglio che si dimostra  in grado di offrire all’investitore un ritorno positivo e superiore a quello del mercato di riferimento ha diritto a percepire una percentuale di quel rendimento come “riconoscimento” per la sua capacità. Fin qui, tutto logico.

Dove nasce, allora, il problema? Come detto, deriva da applicazioni “distorte” di questo criterio.

I TRE ELEMENTI CHIAVE PER UNA COMMISSIONE DI PERFORMANCE EFFICIENTE

I tre elementi che dovrebbero sempre essere alla base del calcolo di una commissione di performance sono i seguenti:

  • arco temporale sul quale viene fatta la rilevazione;
  • parametro di confronto;
  • risultato per il singolo investitore.

Partiamo dall’analisi del più semplice, l’arco temporale. Di solito, per convenzione, si è soliti misurare il risultato di un investimento su periodi temporali coincidenti con l’anno civile, dal 1° gennaio al 31 dicembre. Per questo, è logico che anche le rilevazioni finalizzate all’applicazione di una commissione di performance siano effettuate sullo stesso periodo, che è il più semplice da monitorare per gli investitori, in virtù della abbondante letteratura disponibile in merito (su qualunque mezzo di informazione è semplicissimo reperire il risultato di un prodotto finanziario in uno specifico anno civile).

Passiamo al secondo punto, il parametro di confronto adottato per stabilire se il lavoro del gestore è meritevole di un riconoscimento. E’ intuibile da chiunque che, per essere corretto, il confronto va effettuato tra strumenti analoghi per composizione, rischio, obiettivi di investimento e di risultato: altrimenti si cade nel classico raffronto “tra mele e pere”, privo cioè di ogni significato statistico.

Veniamo infine al terzo elemento citato, il risultato conseguito da ogni singolo investitore. Si tratta certamente dell’aspetto più rilevante, perché è quello più direttamente applicabile all’esperienza di ogni individuo che decida di investire il proprio denaro in un dato strumento finanziario. Per spiegarmi meglio, devo introdurre un concetto, definito con il termine inglese “high watermark“, solo in apparenza complesso. La traduzione italiana di high watermark (spesso abbreviato con l’acronimo HWM) è “livello massimo segnato dall’acqua”: ovvero, quel segno che l’acqua di un fiume, di un lago o di un qualunque contenitore lascia sulle pareti dello stesso nel momento in cui si ritira. Guardando quel segno, è immediato capire qual è stato il punto massimo toccato in precedenza dal livello dell’acqua. Trasponendo il concetto ad un investimento finanziario, con high watermark si intende il valore più alto assunto dal patrimonio gestito nel corso del tempo (ovviamente depurando il valore di eventuali versamenti e/o prelievi). Perché è così importante il concetto di high watermark? E’ presto detto: nel momento in cui tale livello viene superato da un investimento, si ha la matematica certezza che nessun cliente che detenga quell’investimento potrà essere in perdita, dato che avrà certamente acquistato le proprie quote ad un valore inferiore a quello attuale.

A questo punto uniamo i tre aspetti descritti, per vedere quale sia la risultante ai fini del calcolo delle commissioni di performance. Possiamo così affermare che la commissione di performance al gestore di un investimento è giustamente dovuta quando egli, in un periodo sufficientemente lungo (12 mesi), si è distinto nella propria attività di gestione dei risparmi affidatigli riuscendo a superare il proprio obiettivo dichiarato (parametro di riferimento) e consentendo a tutti i sottoscrittori del suo portafoglio di essere in guadagno rispetto al capitale inizialmente investito.

In effetti, la normativa italiana in merito definisce proprio questi elementi come necessari per poter prevedere le performance fees (sebbene l’high watermark sia richiesto solo per gli investimenti privi di un parametro di riferimento specifico, ad esempio i fondi flessibili). Inoltre, richiede che sia definito anche un tetto massimo alle commissioni applicabili per ogni anno civile.

QUANDO SI CHIEDONO COMMISSIONI DI PERFORMANCE… SENZA PERFORMANCE!

Le norme di altri Paesi europei, però, sono più accomodanti, per cui capita di imbattersi in società, anche italiane, che sfruttano questa disomogeneità normativa per promuovere strumenti finanziari, registrati in altre nazioni europee, che consentono di applicare le commissioni di performance in maniera differente da quanto indicato sopra: ed arriviamo così al tema centrale di questo articolo, ovvero l’applicazione di performance fees in maniera “non convenzionale”.

Un articolo del Sole 24 Ore pubblicato nei giorni scorsi (che potete leggere a questo link) ha evidenziato come alcune società italiane tendano ad applicare “commissioni di performance anche se i clienti perdono soldi“.

Proviamo allora ad approfondire, esaminando il Prospetto informativo di una Sicav proposta ai propri clienti da una delle banche citate nell’articolo. Su questo documento (facilmente reperibile in rete), si possono leggere, alla voce commissioni di performance, le due seguenti frasi:


  • “La commissione di performance sarà calcolata in base all’aumento percentuale del valore unitario di quota lordo all’ultimo giorno di negoziazione del mese di riferimento rispetto al valore unitario di quota lordo all’ultimo giorno di negoziazione del mese precedente”, e

  • “nel calcolo delle commissioni di performance non sarà tenuto conto delle sottoperformance rispetto al benchmark dei periodi precedenti e pertanto la commissione di performance sarà pagabile senza che sia necessario alcun recupero”.

E’ evidente che nel caso in analisi la commissione di performance viene applicata su base mensile (ovvero i conteggi si fanno ad ogni fine mese), in più senza tener conto in alcun modo di eventuali perdite pregresse (ovvero senza applicazione del criterio dell’high watermark). Ciò significa che è sufficiente un mese in cui il fondo realizzi una performance positiva e superiore al parametro di riferimento per far sì che la casa di gestione trattenga una commissione di performance, indipendentemente dall’andamento passato del prodotto e dai risultati ottenuti dai clienti, che potrebbero stare registrando perdite sul loro patrimonio trovandosi ciò nonostante a dover pagare un “riconoscimento” al gestore per il buon lavoro di un singolo mese. Ora dovreste comprendere che cosa intendevo, in apertura di questo articolo, parlando di modalità differenti di applicazione di una regola.

In calce a questo articolo trovate una tabella che servirà a a comprendere ancora meglio quali effetti distortivi può produrre l’applicazione delle commissioni di performance senza il rispetto delle condizioni evidenziate in precedenza. Nell’esempio il Fondo B, che prevede performance fees applicate mensilmente senza il criterio dell’HWM, paga il quadruplo delle commissioni di performance rispetto al Fondo A, a parità di risultato maturato!

ANALIZZATE IL VOSTRO PORTAFOGLIO PER EVITARE COMMISSIONI ECCESSIVE

Che cosa si può fare per evitare queste spese? Per fortuna, la soluzione è piuttosto semplice. Bisogna innanzitutto verificare se, tra gli strumenti finanziari del proprio portafoglio di investimenti, uno o più prevedano l’applicazione di commissioni di performance, e in tal caso approfondire per capire quali siano le modalità di calcolo delle stesse. Le informazioni necessarie si trovano nel prospetto informativo di ogni prodotto, che può essere scaricato dal sito della casa di gestione e della banca, o richiesto al proprio consulente. Qualora ci si trovi di fronte a prodotti che richiedono il pagamento di commissioni in misura non giustificata, sarà certamente opportuno modificare il proprio portafoglio, scegliendo investimenti alternativi che non prevedano tali costi. Il cambio potrà essere fatto anche rimanendo nella stessa banca, ma a mio parere sarà opportuno riflettere sul comportamento tenuto da chi vi ha consigliato prodotti “zavorrati” da costi inutili, magari tacendovi la cosa per diverso tempo.

L’abitudine di collocare questo tipo di strumenti, che prevede commissioni di performance calcolate in maniera “non convenzionale”, è tipica di pochi operatori sul mercato italiano, tra cui quelli citati dall’articolo del Sole 24 Ore. Se siete clienti di quelle società, ed avete timore di essere stati penalizzati, non avrete difficoltà a trovare sul mercato un’altra banca e un altro consulente che potranno proporvi investimenti senza commissioni di performance.

VUOI SAPERE SE STAI PAGANDO COMMISSIONI DI PERFORMANCE NON DOVUTE?

Intanto, volete sapere se il tuo portafoglio contiene prodotti con commissioni di performance? Scrivetemi una mail a info@capireperinvestire.it : vi aiuterò ad analizzare i vostri investimenti, indicandovi eventualmente quali strumenti risultano inefficienti da questo punto di vista.

 

Parametro di riferimentoFondo A  Fondo B  
PerformancePerformance Fondo ADifferenza rispetto al benchmarkCommissioni di performance pagate dall’investitorePerformance Fondo BDifferenza rispetto al benchmarkCommissioni di performance pagate dall’investitore
   20% della differenza su base annua con HWM  20% della differenza su base mensile senza HWM
Gennaio 20150,0%0,5%0,5%NO0,5%0,5%0,10%
Febbraio 2015-0,3%-0,6%-0,3%NO-0,6%-0,3%NO
Marzo 20150,3%0,8%0,5%NO0,8%0,5%0,10%
Aprile 20150,4%0,3%-0,1%NO0,3%-0,1%NO
Maggio 2015-1,0%-1,3%-0,3%NO-1,3%-0,3%NO
Giugno 20150,7%1,2%0,5%NO1,2%0,5%0,10%
Luglio 20150,8%0,8%0,0%NO0,8%0,0%NO
Agosto 2015-0,3%-0,5%-0,2%NO-0,5%-0,2%NO
Settembre 20150,2%0,4%0,2%NO0,4%0,2%0,04%
Ottobre 20150,2%1,0%0,8%NO1,0%0,8%0,16%
Novembre 20150,3%0,1%-0,2%NO0,1%-0,2%NO
Dicembre 20150,4%0,2%-0,2%0,24%0,2%-0,2%NO
Gennaio 20160,2%0,0%-0,2%NO0,0%-0,2%NO
Febbraio 2016-2,0%-2,0%0,0%NO-2,0%0,0%NO
Marzo 20161,0%1,9%0,9%NO1,9%0,9%0,18%
Aprile 2016-0,3%-0,5%-0,2%NO-0,5%-0,2%NO
Maggio 2016-1,3%-2,0%-0,7%NO-2,0%-0,7%NO
Giugno 20160,6%0,5%-0,1%NO0,5%-0,1%NO
Luglio 20160,7%0,3%-0,4%NO0,3%-0,4%NO
Agosto 2016-1,0%-2,0%-1,0%NO-2,0%-1,0%NO
Settembre 2016-1,2%-1,2%0,0%NO-1,2%0,0%NO
Ottobre 20161,4%3,0%1,6%NO3,0%1,6%0,32%
Novembre 2016-0,3%-0,3%0,0%NO-0,3%0,0%NO
Dicembre 2016-0,5%-1,0%-0,5%0,00%-1,0%-0,5%NO
  
Performance annualiParametro di riferimentoFondo A Fondo B 
 Commissioni di performance pagate nell’annoCommissioni di performance pagate nell’anno  
Performance 20151,70%2,90%0,24%2,90%0,50%
Performance 2016-2,70%-3,30%0,00%-3,30%0,50%

 

     

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