Si fa presto a dire spread… ma quale spread? 1


Scorrendo il diario di Facebook, sabato scorso la mia attenzione è stata attirata da un post di Matteo Renzi. Lo potete leggere nell’immagine sotto:

Lungi da me l’intenzione di scrivere un articolo di matrice politica, né di fare ironia su un personaggio pubblico. Però, non posso esimermi dall’evidenziare il marchiano errore nel quale sembra essere incappato Renzi.

Nel post, infatti, l’ex Presidente del Consiglio si duole giustamente per il recente aumento degli interessi sul debito pubblico, che avrà effetti negativi sulle tasche degli italiani. Però Renzi scrive anche: “lo spread sale ai massimi dal 2013. […] Dai prossimi giorni i mutui per le famiglie costeranno di più”. Sembra proprio che qui l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi abbia confuso lo spread di cui tanto si parla in questi giorni – il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi – con lo spread applicato ai tassi sui mutui, cioè quel valore percentuale che viene aggiunto ad un tasso di mercato e che rappresenta il guadagno della banca che concede il prestito. Si tratta di due cose ben diverse e slegate tra loro.

Proviamo ad essere più chiari.

Quando si parla di spread a proposito del debito di un Paese, si fa riferimento solitamente al rendimento del titolo di stato italiano con scadenza decennale (il Btp), mettendolo a confronto con il rendimento dell’omologo titolo tedesco (il Bund). Questo perché si considera che il titolo di stato tedesco costituisca, all’interno dell’area Euro, lo strumento finanziario caratterizzato dal massimo grado di sicurezza (quello che viene definito “Risk free”, ovvero privo di rischio). Lo spread viene misurato in punti base, cioè centesimi di punto percentuale. Dire che lo spread ha raggiunto i 200 punti base, in altre parole, significa che il rendimento annuo del Btp a 10 anni è superiore, in quel momento, del 2% rispetto al rendimento del Bund tedesco.

Lo spread relativo ai mutui, invece, è un valore che si somma ad un tasso del mercato monetario per definire il tasso di interesse complessivo del mutuo che si sottoscrive. Solitamente il tasso di mercato preso come “base” è l’Euribor, ovvero la media degli scambi di denaro che avvengono tra le varie banche in Europa. L’Euribor viene calcolato su vari periodi temporali, quello più diffuso è l’Euribor a 3 mesi, che oggi è negativo ed è pari a -0,31%. Ad esso, come detto, si aggiunge uno spread (ad esempio, 1,5%), che costituisce il guadagno della banca per l’attività di concessione del muto. La somma dei due valori (nel nostro esempio equivalente a 1,5%-0,31%=1,19%) rappresenta il tasso effettivo pagato dal sottoscrittore di quel mutuo. Ovviamente, questo spread non viene influenzato dallo “stato di salute” dell’Italia, dal momento che fa parte di un contratto privato stipulato tra una banca ed un cliente per ogni singolo mutuo. Certo, se la crisi italiana divenisse strutturale le banche italiane potrebbero avere più difficoltà a finanziarsi e di conseguenza potrebbero decidere di aumentare il costo di mutui e prestiti, ma non si tratta assolutamente di un fenomeno che si verificherà “nei prossimi giorni”: serviranno mesi prima che ciò possa accadere, e sarebbe in ogni caso una scelta commerciale, non una conseguenza dell’aumentato spread…

Voglio sperare che il post di Renzi con il clamoroso lapsus sia frutto della scarsa competenza finanziaria del suo social media manager (cioè di chi si occupa di curare la sua comunicazione sui social network). Perché, nell’attuale situazione economica dell’Italia, sarebbe preoccupante sapere che le nostre sorti sono, o sono state, in mano ad amministratori pubblici che prendono fischi per fiaschi…

E voi, avete individuato altri errori di politici ed amministratori pubblici a proposito dello spread? Nel caso, postateli nei commenti qui sotto!

     

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Un commento su “Si fa presto a dire spread… ma quale spread?

  • Ermanno Martini

    Penso che il Tweet così scomposto non sia frutto di scarsa conoscenza dell’economia e della finanza (infatti l’abilità con cui ha sottratto i risparmi degli italiani tramite le banche MPS, Etruria, Credito Vicentino, Carimarche ecc ecc.è lì per dimostrarlo) quanto piuttosto di malafede, di estremo e scomposto colpo di coda di un modo di governare che auspichiamo sia finito in un sacchetto biodegradabile, con tutti i -o meglio gli- irresponsabili. Nel merito, lo spread dei titoli di stato è agitato come un lupo cattivo. A me personalmente non fa paura. Se lo spread è a 300 punti base, io acquistando titoli italiani li pagherei di meno, e inoltre avrei un rendimento cedolare legato al momento dell’emissione. La moneta non è una merce, se non per il suo ridicolissimo valore materiale; i prodotti agricoli e industriali si. E quelli non cambiano con il differenziale, ma secondo le logiche dei relativi mercati.