Nuovi limiti al prelievo di denaro contante

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Se avete l’abitudine di effettuare prelievi di denaro contante per le vostre attività quotidiane leggete con attenzione questo articolo, che potrebbe aiutarvi ad evitare brutte sorprese con il fisco.

Il recente Decreto Legge 193/2016, collegato alla Legge di Bilancio 2017, ha  infatti definito nuovi limiti per il prelievo di contante dal proprio conto corrente, effettuati allo sportello o tramite Bancomat. Il rischio che si corre al superamento di tali soglie è piuttosto elevato, per cui è bene conoscere nel dettaglio ciò che dice la norma e in che modo ci si può difendere.

Chiunque preleverà dal proprio conto più di 1.000 euro in un giorno, oppure più di 5.000 euro in un mese, potrà essere soggetto a verifiche approfondite da parte dell’Agenzia delle Entrate. Nel caso in cui ciò avvenga, verrà inoltre applicata la presunzione fiscale a sfavore, ovvero spetterà al contribuente dimostrare la legittimità dei prelievi effettuati e la congruità degli stessi con il proprio reddito per evitare sanzioni.

QUALI RISCHI SI CORRONO

Nel caso in cui, a fronte di una indagine dell’Agenzia delle Entrate, non si sia in grado di dimostrare la propria estraneità ad atti illeciti, si applicherà la norma per la quale gli importi prelevati vengono considerati reddito: sulle cifre prelevate, quindi, bisognerà pagare le imposte sui redditi con la propria aliquota marginale Irpef (che attualmente va dal 23% al 43% a seconda del proprio reddito lordo).

DIMOSTRARE LA PROPRIA INNOCENZA

Chiunque, per qualsiasi motivo, abbia bisogno di effettuare prelievi di denaro contante dal proprio conto corrente per importi superiori a 1.000 euro giornalieri o 5.000 euro mensili, dovrà quindi tenere una traccia precisa dei modi in cui quei soldi verranno spesi o utilizzati. Per difendersi di fronte all’Agenzia delle Entrate non saranno sufficienti indicazioni approssimative, ma bisognerà presentare documenti e dati certi, per cui sarà bene conservare con cura ogni attestazione di spesa (scontrini, ricevute, fatture, attestazioni di bonifico, bollettini postali, ecc.) da cui si evinca la motivazione dell’utilizzo dei contanti prelevati.

 

A CHI SI APPLICA IL LIMITE SUI PRELIEVI DI CONTANTE

La legge in vigore prevede espressamente che la norma si applichi alle imprese ed ai titolari di Partite Iva, quindi commercianti, artigiani, ditte individuali, ecc. (con l’esclusione dei liberi professionisti, per i quali una sentenza della Corte Costituzionale esclude l’applicazione della norma). Ma ad essere interessati da questo controllo del Fisco potranno essere anche i privati cittadini, anche se lavoratori dipendenti o pensionati: tutti dovranno dunque fare attenzione al rispetto di una norma che, se violata, rischia di tramutarsi in un vero e proprio salasso economico.

     

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