India: da un giorno all’altro quasi tutte le banconote messe fuori corso!


Il governo indiano, nel tentativo di combattere l’evasione fiscale e la corruzione che assillano da tempo il Paese asiatico, nelle scorse settimane ha assunto un provvedimento radicale che ha stupito gli analisti politici e finanziari di tutto il mondo. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha infatti deciso di mettere fuori corso, da un giorno all’altro, le banconote da 500 e 1000 rupie, con l’intento di “congelare” gli accumuli di denaro “nero” e di colpire duramente le risorse monetarie della criminalità organizzata.

I due tagli di banconote interessati dalla messa fuori corso costituiscono, secondo le stime ufficiali, buona parte del denaro indiano in circolazione l’8 novembre scorso, ultimo giorno prima dell’annuncio: circa l’86% del contante circolante era infatti rappresentato da quel tipo di banconote.

Contestualmente alla decisione, comunicata al popolo con un intervento in televisione, il governo indiano ha posto dei limiti molto stringenti per la conversione delle vecchie banconote in quelle di nuova emissione: nei primi giorni, era possibile cambiare soltanto l’equivalente di pochi dollari americani. Tale limite ha creato molti problemi alla popolazione, che si è riversata in massa presso le banche e gli sportelli bancomat per cercare di ottenere il denaro necessario per le piccole spese di ogni giorno. Contestualmente, ovviamente, si è creata una carenza quasi totale di denaro circolante, che ha causato un forte rallentamento dei consumi privati e delle spese registrate in India nelle settimane successive.

Gli investitori, spaventati dalla decisione del governo indiano e dalle conseguenze che questa potrebbe avere sui profitti delle aziende del Paese, si sono affrettati a vendere causando un repentino calo dell’indice azionario indiano (vedi grafico a fianco), mentre la Rupia indiana ha patito una svalutazione significativa che però è stata riassorbita nei pochi giorni successivi.

Adesso, dopo un mese dall’entrata in vigore del provvedimento, ci si interroga sulla reale efficacia dello stesso nel combattere corruzione ed evasione fiscale. I dati ufficiali indicano un tasso di conversione delle vecchie banconote da 500 e 1000 rupie molto maggiore rispetto alle attese (attualmente 82% contro il 50-60% ipotizzato), e ciò si tradurrebbe in un sostanziale insuccesso del provvedimento governativo di Modi. Nel frattempo, in India sono cresciute le proteste del popolo e delle opposizioni, che addossano al governo la causa della morte di 55 persone, che sono morte durante le estenuanti code davanti alle banche o si sono suicidate per i danni subiti dal blocco della circolazione delle banconote. Modi, dal canto suo, rimane fermo sulla sua posizione, chiedendo agli indiani di avere pazienza e difendendo con forza il nobile scopo per cui l’impopolare decisione è stata adottata.

Per alcuni osservatori, il timore è che la manovra del governo possa ottenere un effetto contrario a quello sperato. Mentre da un lato, infatti, si rischia di non ottenere un reale beneficio in termini finanziari (il governo sperava di finanziare manovre di stimolo fiscale con i maggiori introiti derivanti da tale manovra), dall’altro si è portata ancor più in evidenza una piaga importante per l’economia e il bilancio statale della terza economia asiatica, che ora rischia di attirare l’attenzione, non certo positiva, degli analisti finanziari.

La decisione di mettere fuori corso le banconote non è il primo tentativo compiuto dal governo per ridurre l’evasione fiscale in India. Già all’inizio del 2016, infatti, si è provveduto ad emanare un provvedimento di “scudo fiscale” per consentire l’emersione e la regolarizzazione di denaro nero, dietro il pagamento delle imposte e di una sanzione pari al 45% del valore dichiarato: l’operazione ha fruttato all’erario un introito equivalente ad oltre 4 miliardi di euro. E’ stato inoltre siglato un accordo con la Svizzera che, a partire dal 2018, fornirà in maniera automatica alle autorità locali indiane tutte le informazioni sui conti correnti intestati a cittadini indiani.

Sarà interessante monitorare i dati dei prossimi mesi per avere una visione più chiara sul risultato definitivo dell’operazione di messa fuori corso delle banconote da 500 e 1000 rupie indiane. Nel frattempo, le autorità locali sono impegnate assiduamente a contrastare con provvedimenti ad hoc le iniziative che molti cittadini indiani ricchi di fantasia stanno attuando nel tentativo di aggirare l’annullamento delle banconote: ad esempio, nelle passate settimane si è registrata una impennata delle prenotazioni di prima classe sulla tratta ferroviaria più lunga disponibile, pagate tutte in contanti, nella speranza di chiedere in seguito il rimborso in banconote “nuove”. Purtroppo per i finti viaggiatori, le ferrovie hanno deciso che in molti casi sarà possibile ottenere soltanto “crediti di viaggio”…

 

     

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